Vi è mai capitato di sentire la frase: "Entrare in modalità sopravvivenza non è psicologia, è pura biologia."
A prima vista potrebbe sembrare un'affermazione scientifica e rigorosa.
In realtà, nasconde un errore concettuale piuttosto importante.
Dire che la "modalità sopravvivenza" è solo biologia significa contrapporre due dimensioni che, nella realtà, non possono essere separate.
È un po' come guardare un film e dire: "Questa non è una storia, sono solo milioni di pixel su uno schermo."
È vero: senza i pixel il film non esisterebbe.
Ma nessuno guarda un film per vedere i pixel.
Guarda una storia, dei personaggi, delle emozioni.
Allo stesso modo, la biologia è ciò che rende possibile la psicologia.
Non sono due realtà in competizione.
Sono due modi diversi di osservare lo stesso fenomeno.
UN DUALISMO CHE LA SCIENZA HA SUPERATO
Per molto tempo mente e corpo sono stati considerati due mondi separati.
Oggi le neuroscienze, la psicologia, la psichiatria e la medicina ci insegnano che le emozioni, i pensieri, i ricordi e i comportamenti emergono dall'interazione continua tra cervello, corpo, esperienza, relazioni e ambiente.
La biologia studia i meccanismi attraverso cui l'organismo funziona.
La psicologia studia come quei meccanismi vengono vissuti dalla persona e come si trasformano in emozioni, pensieri, significati e comportamenti.
Non sono discipline in competizione.
Sono due prospettive complementari sullo stesso essere umano.
COSA SIGNIFICA ENTRARE IN "MODALITÀ SOPRAVVIVENZA"?
Quando viviamo un periodo di forte stress, un trauma o un sovraccarico prolungato, il nostro sistema nervoso modifica temporaneamente le proprie priorità.
I circuiti cerebrali coinvolti nella risposta di allarme diventano più attivi, mentre le aree responsabili della pianificazione, della flessibilità cognitiva, del ragionamento e della regolazione emotiva, tendono a funzionare in modo meno efficiente.
Non significa che il cervello "si spenga".
Significa che sta facendo ciò per cui si è evoluto: aumentare le probabilità di sopravvivenza.
Si attivano così le ben note risposte di attacco, fuga o immobilizzazione (fight, flight, freeze).
Questa è biologia.
Ma è anche il punto in cui nasce la psicologia.
Perché quei cambiamenti biologici diventano il modo in cui pensiamo, sentiamo, interpretiamo la realtà e ci comportiamo.
QUANDO LA BIOLOGIA DIVENTA ESPERIENZA PSICOLOGICA
Le modificazioni del sistema nervoso non rimangono confinate all'interno del cervello.
Si manifestano nella nostra esperienza quotidiana.
Vediamo alcuni esempi.
LA NEBBIA COGNITIVA
Non riesci a decidere cosa mangiare a cena.
Rileggi tre volte la stessa e-mail.
Perdi continuamente le chiavi di casa.
Dal punto di vista biologico, il cervello sta distribuendo le proprie risorse verso ciò che considera prioritario.
Dal punto di vista psicologico, però, tu vivi frustrazione, confusione, senso di impotenza e inizi magari a pensare:
"C'è qualcosa che non va in me."
IL DISTACCO EMOTIVO
Ti senti anestetizzato.
Come se osservassi la tua vita da fuori.
In alcune persone, soprattutto dopo esperienze traumatiche o periodi di forte stress, possono comparire fenomeni dissociativi: risposte complesse, neurobiologiche e psicologiche, che riducono temporaneamente l'impatto emotivo dell'esperienza.
Dal punto di vista biologico rappresentano una strategia di protezione.
Dal punto di vista psicologico possono tradursi nella difficoltà a riconoscere le proprie emozioni, nel sentirsi distanti dagli altri e nel fare fatica a mantenere relazioni autentiche.
L'INCAPACITÀ DI PENSARE AL FUTURO
Se qualcuno ti chiede: "Dove ti vedi tra cinque anni?", potresti provare ansia anziché entusiasmo.
Quando il sistema nervoso è impegnato a gestire una minaccia, riesce a concentrarsi quasi esclusivamente sul presente.
Sul superare questa giornata. Sul risolvere il prossimo problema.
Biologicamente è una risposta adattiva.
Psicologicamente significa fare fatica a desiderare, progettare e immaginare il futuro.
LA STESSA BIOLOGIA PUÒ PRODURRE ESPERIENZE PSICOLOGICHE DIVERSE
Immaginiamo due persone. Entrambe hanno il cuore accelerato. Respirano più velocemente. Hanno una scarica di adrenalina. Dal punto di vista biologico stanno vivendo una risposta molto simile.
Eppure una sta per salire sul palco per il concerto della sua vita. L'altra ha appena avuto un incidente stradale.
La fisiologia è molto simile.
L'esperienza psicologica è completamente diversa.
Per comprendere ciò che sta accadendo non basta osservare il cervello. Occorre comprendere anche il significato che quella persona attribuisce a ciò che sta vivendo.
È proprio qui che entra in gioco la psicologia.
IL CERVELLO CAMBIA ANCHE ATTRAVERSO L'ESPERIENZA
Spesso si immagina che il rapporto tra cervello e mente proceda in una sola direzione.
Prima il cervello. Poi la psicologia.
In realtà il dialogo è continuo.
Ogni nuova esperienza, ogni relazione significativa, ogni apprendimento e ogni ricordo rielaborato modificano anche il funzionamento del cervello.
Questo fenomeno prende il nome di neuroplasticità.
È uno dei motivi per cui la psicoterapia funziona.
Attraverso la relazione terapeutica, la parola, la rielaborazione delle esperienze e la costruzione di nuovi significati, la persona sviluppa modi più efficaci di affrontare la realtà.
E questi cambiamenti psicologici possono accompagnarsi a modificazioni osservabili anche nel funzionamento cerebrale.
L'HARDWARE E IL SOFTWARE
Una metafora può aiutare a comprendere meglio tutto questo.
Il cervello è l'hardware.
La mente è il software.
Se il computer si surriscalda, i programmi iniziano a rallentare, bloccarsi o funzionare male.
Non possiamo dire che il problema riguardi soltanto l'hardware o soltanto il software.
Riguarda il loro continuo dialogo.
Lo stesso accade nelle persone.
ALLORA È BIOLOGIA O PSICOLOGIA?
La risposta è semplice: entrambe.
La modalità sopravvivenza è una risposta biologica.
Ma è anche un'esperienza psicologica.
Influenza il modo in cui pensiamo, sentiamo, ricordiamo, prendiamo decisioni, costruiamo relazioni e immaginiamo il futuro.
Ridurre tutto alla sola biologia significa perdere una parte fondamentale della storia.
UNA RIFLESSIONE FINALE
Viviamo in un'epoca in cui la divulgazione scientifica è più accessibile che mai.
Ed è una grande opportunità.
Ma proprio per questo è importante fare attenzione alle semplificazioni eccessive.
Quando sentiamo affermazioni come: "È biologia, non psicologia."oppure "È tutto nella mente." Vale la pena fermarsi un momento.
La sofferenza umana è infinitamente più complessa di uno slogan.
Comprenderla richiede uno sguardo capace di tenere insieme cervello, mente, corpo, storia personale, relazioni e contesto.
La mente è il cervello in azione, in continua relazione con il corpo e con il mondo.
Ed è proprio questa integrazione che permette di comprendere davvero la persona e di costruire interventi efficaci.
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Laura Cocito - PSICOLOGA
Mindfulness Professional Trainer&Clinical Therapist
ACT Therapist®
Iscrizione Albo A Piemonte n.10414
