LA GEOPOLITICA DELL'ANSIA






Qualche settimana fa' mi sono imbattuta in un'inchiesta di Milena Gabanelli e Giuseppe Sarcina, pubblicata su DataRoom del Corriere della Sera e dedicata al rapporto tra alcuni annunci del presidente Donald Trump, le oscillazioni dei mercati finanziari e le richieste di approfondimento avanzate da alcuni esponenti politici statunitensi.

È uno di quegli articoli che, una volta terminati, continuano comunque a girarmi nella testa. Certamente per le implicazioni politiche ed economiche che solleva, ma inevitabilmente anche perché, da psicologa, mi ha fatto nascere una riflessione. Una riflessione che va ben oltre il caso specifico raccontato nell'inchiesta e riguarda il modo in cui il nostro cervello reagisce oggi alla comunicazione geopolitica.

L'inchiesta ricostruisce, attraverso dati, cronologie e documenti pubblici, una serie di episodi nei quali importanti annunci politici hanno coinciso con forti oscillazioni dei mercati finanziari. 

Gli autori descrivono inoltre alcuni movimenti di mercato ritenuti anomali, ricordano le richieste di approfondimento presentate alle autorità competenti negli Stati Uniti e illustrano il funzionamento dei cosiddetti prediction markets, piattaforme sulle quali è possibile scommettere sull'esito di eventi futuri di vario tipo, compresi quelli geopolitici. 

L'inchiesta prende in esame anche i sospetti e gli interrogativi sollevati in merito a possibili condotte riconducibili all'insider trading e alla manipolazione del mercato, aspetti che costituiscono il nucleo delle richieste di approfondimento richiamate dagli autori.

Per comprendere il senso di queste ipotesi è utile chiarire brevemente il significato dei due concetti. 

Con insider trading si intende l'utilizzo di informazioni riservate e non ancora pubbliche per ottenere un vantaggio economico attraverso operazioni sui mercati finanziari. 

Con manipolazione del mercato si indicano invece quei comportamenti finalizzati ad alterare artificialmente il normale funzionamento dei mercati o a influenzare le decisioni degli investitori mediante informazioni false, fuorvianti o altre pratiche vietate dalla legge.

L'accertamento di eventuali responsabilità appartiene alle autorità statunitensi competenti. Da psicologa, il mio sguardo si rivolge invece a un'altra domanda.

Quali effetti produce sul nostro sistema nervoso un flusso continuo di annunci che evocano guerre, dazi, crisi economiche e scenari di minaccia, indipendentemente dal fatto che quegli scenari si realizzino davvero?

A questo punto la finanza lascia spazio alla psicologia.

Perché partire proprio da questi concetti? Perché mettono in evidenza un aspetto fondamentale: nei mercati finanziari l'informazione ha un valore enorme. 

Un annuncio, una dichiarazione o una notizia possono modificare nel giro di pochi minuti le aspettative degli investitori e influenzare decisioni che muovono miliardi di euro o di dollari.

La finanza comportamentale studia da molti anni questo fenomeno. Le decisioni economiche si fondano certamente sui dati, ma anche sulle aspettative, sulla percezione del rischio, sulle emozioni e sui comportamenti collettivi.

Quando sentiamo dire che "i mercati sono saliti" oppure che "i mercati sono crollati", tendiamo a immaginare qualcosa di astratto, quasi fosse un'entità autonoma.

In realtà, dietro ogni oscillazione dei mercati ci sono persone.

L'aumento o la diminuzione del valore di un titolo rappresentano il risultato di tante decisioni individuali: persone che acquistano, persone che vendono, persone che mantengono i propri investimenti, persone che cambiano strategia perché una notizia ha modificato il loro modo di interpretare il futuro.

Le oscillazioni dei mercati rappresentano quindi la manifestazione visibile di ciò che, pochi istanti prima, è avvenuto nel sistema nervoso delle persone che quei mercati li alimentano attraverso le proprie decisioni.

Ed è proprio qui che la finanza incontra la psicologia.

Perché il cervello che guida le decisioni di un investitore è lo stesso cervello con cui ciascuno di noi ascolta il telegiornale, legge una notizia sullo smartphone o sente parlare dell'ennesima crisi internazionale.

Cambiano i comportamenti. Cambiano le conseguenze. Il meccanismo psicologico, invece, rimane sorprendentemente simile.

Ogni giorno veniamo raggiunti da notizie che parlano di guerre, tensioni internazionali, dazi, crisi economiche, attacchi militari ed escalation. 

Alcuni di questi scenari si trasformano in realtà. 

Altri rimangono ipotesi. 

Altri ancora vengono ridimensionati nel giro di poche ore. 

Il nostro sistema nervoso, però, attribuisce significato a ciascuna di queste possibilità e inizia a prepararsi ai possibili sviluppi.

Dal punto di vista evolutivo questa è una capacità preziosa: anticipare un possibile pericolo ha aumentato per millenni le probabilità di sopravvivenza della nostra specie. 

Oggi quello stesso meccanismo continua a funzionare con la stessa efficienza, anche se gli stimoli arrivano attraverso uno schermo anziché dall'ambiente circostante.

Il protagonista, quindi, non è soltanto la paura.

Il vero protagonista è l'incertezza.

L'incertezza mantiene il cervello in uno stato di preparazione continua. Ogni nuovo annuncio richiama la nostra attenzione. Ogni titolo di giornale aggiunge un tassello. Ogni notifica riattiva il sistema di allarme.

La differenza rispetto ai mercati finanziari riguarda il contesto, non il meccanismo. 

Chi investe reagisce acquistando o vendendo strumenti finanziari. Noi reagiamo attraverso il nostro corpo, i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre decisioni quotidiane. Cambiano i comportamenti. Rimane lo stesso processo psicologico.

Essere informati rappresenta un valore. Comprendere il funzionamento della nostra mente rappresenta una risorsa altrettanto importante.

Ogni notizia merita attenzione. Ogni annuncio merita però anche una contestualizzazione. 

Esiste una differenza sostanziale tra un fatto, una dichiarazione, una previsione e un'ipotesi. 

Riconoscere questa differenza permette al nostro sistema nervoso di elaborare le informazioni con maggiore equilibrio.

Forse è proprio qui che nasce la geopolitica dell'ansia.

Nasce nel punto d'incontro tra la comunicazione, i mercati finanziari e la psicologia.

Per questo motivo credo che oggi una delle competenze più preziose sia imparare a osservare il modo in cui le notizie attraversano la nostra mente. 

Il mondo continuerà a cambiare, i mercati continueranno a reagire e la politica continuerà a produrre annunci destinati a occupare le prime pagine.

Coltivare uno sguardo critico e consapevole ci permette di rimanere informati senza consegnare il nostro equilibrio psicologico all'onda emotiva di ogni nuova notizia.

In fondo, la vera geopolitica dell'ansia non riguarda soltanto gli equilibri tra le grandi potenze mondiali. 

Riguarda anche gli equilibri, molto più delicati, che ogni giorno cerchiamo di mantenere dentro di noi.

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Laura Cocito - PSICOLOGA  

Mindfulness Professional Trainer&Clinical Therapist 

ACT Therapist® 

Iscrizione Albo A Piemonte n.10414

WWW.COCITOLAURAPSICOLOGA.IT