Stamattina mi sono svegliata alle 5:15. Ho capito quasi subito che non mi sarei più riaddormentata: il mio corpo non aveva più voglia di stare fermo.
Così sono uscita a camminare, non avevo una meta precisa, solo voglia di esplorare.
Fuori c'era quel silenzio che esiste solo prima che il mondo si metta in moto.
Dalla passeggiata lungomare riuscivo a sentire il rumore del mare.
Mi sono fermata a gustare il momento chiudendo gli occhi e mi sono accorta che il rumore del mare sovrastava quello dei miei pensieri. "Sono nel posto giusto!".
Non avevo mai pensato di uscire così presto al mattino, eppure mi sono accorta che era esattamente il tipo di esperienza che stavo cercando.
Il sole era sorto da poco e illuminava tutto con quei colori che esistono soltanto all'alba e al tramonto, due momenti della giornata che ho sempre amato molto.
Tutto tace, così che il corpo può concentrarsi sull'osservazione.
Vedo due persone: una seduta sugli scogli che medita rivolta verso il sole e un signore anziano con il suo cagnolino.
Continuando a camminare ho incrociato una donna con uno zainetto sulle spalle, vestita sportiva. Ci siamo guardate e ci siamo sorrise come a dire: "Buon cammino!". Come se ci fossimo riconosciute senza conoscerci. Mi sono commossa.
Ho continuato lungo la Passeggiata degli Innamorati. Vedo un gabbiano fermo sopra uno dei pilastri che danno sul mare. Mi avvicino cauta per non farlo volare via. Lui mi fissa, sembra a suo agio, ha occhi chiarissimi, color azzurro ghiaccio, contornati da un giallo vivido.
Poi, osservando meglio, noto che gli manca completamente una zampa.
Istintivamente penso: "Un gabbiano diverso in mezzo a uno stormo di gabbiani tutti uguali..."
Mi sono commossa, ma non per quella zampa mancante. Mi sono tornate alla mente tutte quelle persone che, per ragioni diverse, abitano un mondo interiore profondo e difficile da condividere con gli altri. Persone che spesso faticano a trovare un linguaggio con cui farsi conoscere davvero e che, proprio per questo, rischiano di essere guardate solo attraverso ciò che in loro viene percepito come diverso e valutato fragile.
Quel gabbiano, invece, sembrava raccontare una storia diversa: non sembrava affatto fragile e non sembrava curarsi di ciò che gli mancava. Era lì presente, vivo.
Dai recessi della memoria mi sale il nome che immediatamente decido che sia perfetto per lui: Jonathan Livingstone. Il celebre gabbiano protagonista del romanzo di Richard Bach del 1970 che tanto apprezzai da ragazzina.
Il gabbiano Jonathan Livingston all'epoca divenne simbolo della libertà interiore e del coraggio di volare oltre il conformismo. Rappresenta l'anima che rifiuta la mediocrità per inseguire la conoscenza e la piena realizzazione del proprio potenziale.
Mentre ero avvolta da ricordi e riflessioni, sospesa tra passato e presente, Jonathan Livingstone ha aperto le ali ed è volato sul mare in piena libertà.
Mentre lo guardavo allontanarsi ho sentito una punta di malinconia, perché sapevo che molto probabilmente non l'avrei più rivisto, ma ho Ho sentito anche ammirazione e gioia per la sua libertà.
Ho pensato che molte diversità non chiedono di essere compatite, né addolcite, né infantilizzate.
Chiedono semplicemente di essere riconosciute per ciò che sono e accolte con la stessa dignità con cui quel gabbiano sembrava abitare il proprio cielo.
Intanto ero arrivata al porto dove mi sono fermata a fare colazione. C'erano pochissime persone, ognuna immersa nel proprio sereno silenzio. E ognuna di loro, appena ho preso posto al tavolo, mi ha guardato dritto negli occhi con un sorriso e un cenno del capo che sembrava di approvazione e di benvenuto.
In quel preciso istante mi sono sentita come compresa e al sicuro. Infatti sono stata grata per questo.
Dopo il caffè e la focaccia sono ripartita per tornare indietro, scegliendo alcune viuzze interne.
Non avrei immaginato di trovare in pochi metri angoli così belli, pittoreschi, quasi romantici. Scorci nascosti che sembravano aspettare solo qualcuno che li osservasse.
Poco prima di ritornare sulla passeggiata ho incontrato un topolino piccolissimo, con la codina sottile, proprio come quelli dei film. Ovviamente l'ho battezzato subito Remi' , come il topino "piccolo chef" protagonista del cartone Disney Ratatouille.
Siamo rimasti entrambi immobili per alcuni istanti a fissarci. Ho pensato: "Che strano che non scappi con tutto quello che gli esseri umani fanno ai topi!".
Dentro di me gli ho sussurrato: "Scappa. Nasconditi. Perché se qualcuno ti trova potrebbe farti del male."
Poco dopo si è infilato in un buchino minuscolo e l'ho perso di vista.
In quel momento ho sentito una grande connessione con la vita, in tutte le sue numerose forme.
Poi, ho sentito una profonda connessione verso le persone che come me cercano il silenzio, il raccoglimento, il dettaglio, lontano dal rumore del mondo.
Quelle che sembrano camminare senza fretta di arrivare da qualche parte, senza interesse ad essere notate, ma solo desiderose di cogliere l'attimo che fugge.
Quando sono rientrata erano circa le 8:15, erano passate tre ore e io non me ne ero neanche accorta!
Ero rigenerata, pervasa da una calma profonda che mi sembrava ancestrale.
È stato uno di quei momenti che fanno bene all'anima.
I momenti come questi sono alla portata di chiunque, ogni giorno, non serve andare lontano, né organizzare qualcosa di speciale.
Basta mettere un paio di scarpe comode e uscire quando il mondo ancora tace. Prima che inizino il traffico, le notifiche, gli impegni, le conversazioni. Prima che la giornata ci chieda qualcosa.
Camminare senza una meta precisa. Senza fotografare tutto. Senza cercare nulla in particolare. Solo con la curiosità di vedere che cosa accade quando ci concediamo di osservare davvero fuori e dentro di noi.
Per qualcuno non succederà nulla di eclatante.
Ma mi piace pensare che ci sarà qualcun' altro che invece saprà ascoltare il linguaggio del mondo.
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Laura Cocito - PSICOLOGA
Mindfulness Professional Trainer&Clinical Therapist
ACT Therapist®
Iscrizione Albo A Piemonte n.10414
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