Cronache di una mente neuroatipica è una rubrica del mio blog che utilizza la narrazione come strumento psicoeducativo per descrivere l’esperienza soggettiva del funzionamento neurodivergente in età adulta.
Attraverso scene di vita quotidiana da me inventate e ispirate dai racconti dei miei pazienti, il racconto rende osservabili processi cognitivi, sensoriali ed emotivi spesso invisibili, con l’obiettivo di favorire comprensione, riconoscimento e consapevolezza, sia in chi si identifica come neuroatipico, sia in chi vive o lavora accanto a menti non standard.
Queste storie non vogliono essere rappresentative di tutte le persone neurodivergenti, ma una voce tra le molte possibili.
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PLAYLIST, BLUETOOTH E SI PARTE!
Ho vent'anni e, insieme ai miei quattro migliori amici storici, sto per partire per quattro giorni di vacanza al mare. Loro sono convinti che saranno quattro giorni di puro divertimento e relax. Io sto ancora cercando di capire quanto questa affermazione mi convinca.
4 giorni al mare con gli amici, un appartamento preso su Airbnb, nessun
esame da preparare, nessuna sveglia, nessun orario. Cosa potrebbe andare storto?
4 amici, 4 trolley, 1 macchina che sembra sfidare le leggi della fisica e un bagagliaio che, dopo una lunga trattativa fatta di incastri millimetrici e qualche inevitabile «Aspetta, prova a girarlo dall'altra parte», riesce finalmente a chiudersi.
Appena il motore si accende, qualcuno domanda: «Chi mette la
musica?». Nel giro di pochi secondi parte una playlist che contiene qualunque
tormentone estivo prodotto dall'industria musicale negli ultimi dieci anni e il
volume raggiunge rapidamente livelli da "fast&furious".
Da quel momento il tragitto diventa una continua successione di micro-eventi. C'è chi abbassa il finestrino perché ha bisogno d'aria e chi lo richiude dieci secondi dopo perché l'aria gli dà fastidio; il navigatore interrompe regolarmente la musica per ricordarci l'esistenza di un'altra rotatoria; qualcuno riceve una telefonata e, naturalmente, risponde in vivavoce.
Nel frattempo si apre il dibattito sull'autogrill: fermarsi subito o aspettare il prossimo? Caffè o panino? Bagno adesso o più avanti?
Ogni decisione sembra richiedere una discussione collettiva degna di un
vertice internazionale.
La cosa curiosa è che i miei amici sembrano riuscire a passare da un argomento all'altro con una facilità sorprendente.
Un momento stanno discutendo di quale spiaggia scegliere, quello dopo stanno già organizzando la cena della sera, poi qualcuno racconta una storia successa mesi prima e, senza alcuna apparente fatica, la conversazione scivola sul festival musicale dell'estate.
Io, invece, sono ancora mentalmente fermo alla tappa precedente. Non perché non stia ascoltando, ma perché il mio cervello ha bisogno di un po' più di tempo per chiudere un capitolo prima di aprire il successivo. È una sensazione difficile da spiegare a chi non l'ha mai provata.
Ho sempre l'impressione che gli altri riescano a cambiare contesto premendo un interruttore: casa - vacanza - macchina - spiaggia - cena.
Per me ogni passaggio richiede una piccola transizione. Ho bisogno di qualche minuto per capire dove sono, cosa succederà dopo, quale sarà il ritmo della giornata.
Non è ansia, almeno non nel senso in cui viene comunemente intesa. È semplicemente il modo in cui il mio cervello prende confidenza con ciò che cambia.
Quando finalmente compare il mare all'orizzonte, riesco appena ad alzare lo sguardo per assaporare quella striscia blu che aspettavo da settimane.
«Eccolo!», urla qualcuno dal sedile davanti. Il tempo di sorridere e l'attenzione del gruppo si è già spostata sul parcheggio, sul lido, su dove mangiare la sera.
Mi accorgo che, ancora una
volta, sono arrivato fisicamente a destinazione qualche minuto prima che ci
arrivasse anche il resto di me.
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Laura Cocito - PSICOLOGA
Mindfulness Professional Trainer&Clinical Therapist
ACT Therapist®
Iscrizione Albo A Piemonte n.10414
